Il Ministero della Salute si è espresso rispondendo a quesiti posti da singole aziende o privati sulle apparecchiature per il trattamento dell’acqua in ambiente casalingo e, in particolare, se il loro utilizzo possa essere considerato sanitario.

Un impianto per il trattamento dell’acqua potabile non può essere considerato dispositivo medico, e dunque non può apporre il logo del Ministero e il marchio CE sulle confezioni e sul relativo materiale pubblicitario. Inoltre, il richiamo alla possibilità di sgravio fiscale è da considerarsi una pratica erronea e ingannevole.

L’agenzia delle entrate (Ade) ha pubblicato, liberamente consultabile sul sito, l’elenco dei dispositivi medici il cui costo è detraibile al 19% dal reddito imponibile, e, ovviamente, i dispositivi di trattamento dell’acqua non sono compresi.

Alcune tipologie di dispositivi, se istallati nell’ambito di una ristrutturazione impiantistica più complessa, come ad esempio gli addolcitori, possono rientrare in “pacchetti di efficientamento energetico” di un immobile con la possibilità di sgravi fiscali dal 50 al 65% a seconda della tipologia di intervento, detraibili in 10 anni nella denuncia dei redditi.

Qualunque affermazione che si discosti da quanto sopra rappresenta, pertanto, una dichiarazione ingannevole e illecita al fine di indurre a un acquisto con la promessa di vantaggi che non potranno essere mantenuti.

Fonte: Associazione Italiana Acque di Qualità

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