L’impatto ambientale delle acque confezionate va ricercato nelle tre fasi di vita del contenitore, ovvero: produzione, trasporto e smaltimento.

Per produrre le bottiglie di plastica che ogni anno vengono bevute in Italia occorrono circa 350.000 t di PET, ovvero 665.000 t di petrolio, emettendo in atmosfera 910.000 t di CO2. Il consumo di acqua (la cosiddetta “acqua virtuale”) è di oltre 6 miliardi di litri.

Per il trasporto, considerando che circa l’82% dei veicoli viaggia su gomma, si stimano trecentomila TIR in circolazione per il trasferimento delle acque minerali in bottiglie di plastica, con una percorrenza media di 1000 km ed un consumo medio di 1 litro di gasolio per 3 km, con conseguente emissione di 265.000 t di CO2.

Lo smaltimento della plastica rappresenta un problema ambientale in quanto viene gestito dalla raccolta differenziata soltanto in parte.

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Dagli anni ‘50 ad oggi sono state fabbricate 8,3 miliardi di tonnellate di plastica, delle quali solo il 9% è stato riciclato, il 12% incenerito e il 79% è stato conferito in discarica o disperso nell’ambiente.

La plastica non è biodegradabile e tutti i rifiuti, non essendo stati adeguatamente gestiti, sono confluiti per decenni negli oceani, dando vita purtroppo ad un allarmante fenomeno denominato “isole di plastica”: la più grande di queste innaturali aree è attualmente la Great Pacific Garbage Patch (> 10 Mkm2).

I maggiori contributori a questo gravoso e nocivo fenomeno sono India, Cina, Indonesia, Africa e Sud America, ma anche nel Mar Mediterraneo ogni giorno finiscono oltre 700 t di rifiuti plastici, come riportato dal WWF in uno studio del 2018, principalmente attraverso Turchia, Spagna, Italia, Egitto e Francia.

Per ovviare a questo problema, sono state introdotte dal governo alcune direttive europee volte a ridurre l’incidenza di alcuni prodotti di plastica sull’ambiente, tra cui la nuova Plastic Tax all’interno della legge di bilancio 2020-22, che prevede una tassa di 1€/kg sulla plastica per imballaggi ed il divieto di immissione sul mercato, a partire da luglio 2021, di dieci prodotti di plastica monouso per i quali esistono alternative (bastoncini cotonati, piatti, bicchieri, posate, contenitori con e senza coperchio, cannucce, ecc.). Inoltre, dal 2025 le bottiglie in PET conterranno almeno il 25% di plastica riciclata, per raggiungere il 30% nel 2030.

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Inoltre, una direttiva UE sulla qualità delle acque destinate al consumo umano ha sancito il diritto di accesso all’acqua potabile, acqua più sicura per i cittadini europei ed il controllo di nuovi parametri tra cui le microplastiche.

Per affrontare il problema alla radice, il mezzo che tutti noi abbiamo a disposizione è consumare acqua del rubinetto anziché quella in bottiglia.

Le iniziative plastic-free sono già tantissime e si moltiplicano su tutto il territorio nazionale, coinvolgendo settori pubblici, grandi aziende e privati cittadini, spingendo verso l’abolizione delle bottigliette in plastica in favore dell’installazione di erogatori d’acqua affinata.

L’installazione di un erogatore migliora la qualità dell’acqua erogata dall’acquedotto, favorisce l’economia del consumatore finale, facilita la gestione dell’utilizzatore e rispetta l’ambiente.

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